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“All Eyes On Rafah”: lo slogan da 40 milioni di condivisioni

Se avete guardato le storie di Instagram sicuramente l’avete vista: “All Eyes On Rafah“. L’immagine è stata condivisa oltre 40 milioni di volte ed è diventata un simbolo virale di solidarietà al Popolo Palestinese.

L’antefatto: il bombardamento israeliano

Nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 maggio, un bombardamento israeliano ha incendiato un campo profughi (che era stato precedentemente indicato come sicuro) nella città di Rafah. L’esito è stato devastante: 45 civili morti e oltre 100 feriti.

L’ONU ha condannato l’attacco, mentre l’esercito israeliano ha negato la responsabilità diretta, attribuendo la causa all’esplosione di un deposito di armi nella zona.

L’immagine virale

Creata dal fotografo malese (che non avrebbe origini palestinesi) conosciuto online come @chaa.my_, questa immagine è stata prodotta attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale.

Il campo profughi sconfinato che compone la scritta “All Eyes On Rafah” ha catturato immediatamente l’attenzione degli utenti ed è stata condivisa oltre 40 milioni di volte su Instagram.

Chaa ha scelto di pubblicare la storia su Instagram con l’adesivo “Tocca a te”, uno strumento che permette di contare il numero di ricondivisioni, e quindi di quantificarle (aumentandone la cassa di risonanza).

Una catena di condivisione social di questa portata non si vedeva dal 2020, dalla morte George Floyd per soffocamento delle forze dell’ordine. In quel caso lo slogan diventato virale era stato “I Can’t Breathe”.

L’uso dell’intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale è stato fortemente criticato, poiché si sostituisce alle drammatiche immagini reali della tragedia.

Al contempo bisogna considerare un aspetto importante: le immagini provenienti dai raid a Gaza sono strazianti e crude, e l’algoritmo dei social le considera eccessivamente violente, limitandone la circolazione.

Un’immagine meno realistica potrebbe in questo caso essere più funzionale per la diffusione sui social network.

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