Trentotto anni fa, a pochi passi da Potsdamer Platz, un gruppo di 200 occupanti attraversò il confine da Ovest verso Est, sfruttando un cavillo territoriale rimasto impresso nella memoria di Berlino
Oggi, 1° luglio 2026, ricorre il trentottesimo anniversario di uno degli episodi più curiosi e meno noti della storia del Muro di Berlino: la vicenda della Libera Repubblica di Kubat, un piccolo lembo di terra conteso tra le due Berlino che, nell’estate del 1988, divenne teatro di un’occupazione insolita e, infine, di una fuga di massa dall’Ovest verso l’Est — esattamente il contrario di quanto la storia della Guerra Fredda ci ha abituato a immaginare.
Un triangolo di terra tra due mondi
Potsdamer Platz è oggi uno dei luoghi più conosciuti e frequentati della capitale tedesca, ma per decenni fu spezzata in due dal Muro che attraversava proprio quell’area. Poco distante si trovava una zona di forma triangolare, nota come Lenné-Dreieck, il “triangolo Lenné”. Geograficamente il terreno si trovava sul lato occidentale del Muro, dunque all’interno dei confini di Berlino Ovest, ma dal punto di vista amministrativo apparteneva ancora ufficialmente alla DDR, e quindi a Berlino Est.
Questa anomalia territoriale nasceva da un accordo risalente agli anni Settanta, quando le autorità di Berlino Ovest e quelle della Germania Est avevano negoziato uno scambio di aree: Berlino Ovest aveva infatti bisogno proprio di quella porzione di terreno per realizzare un tratto della tangenziale ovest dell’autostrada urbana.
L’occupazione e la nascita della Repubblica di Kubat
Nelle settimane precedenti il 1° luglio 1988, un gruppo eterogeneo composto da anarchici, punk, ambientalisti e attivisti dei movimenti antagonisti di Berlino Ovest decise di occupare il Lenné-Dreieck. Le motivazioni erano duplici: contrastare la costruzione della tangenziale e difendere la natura selvaggia che,



