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Diritti fotografici a 70 anni: una vittoria per gli autori, ma senza chiarezza il rischio è il caos

L’estensione da 20 a 70 anni del diritto esclusivo sulle fotografie è, prima di tutto, una buona notizia per chi vive di immagini. Con la nuova legge che modifica l’articolo 92 della storica normativa sul diritto d’autore, le cosiddette “semplici fotografie” – quelle di cronaca, documentarie, tecniche, non necessariamente “creative” in senso pieno – ottengono finalmente una tutela più robusta e più coerente con il valore economico e professionale che hanno assunto nel tempo.

Per i fotografi, per le loro eredità e per gli archivi che hanno investito per decenni nella produzione e conservazione di questo patrimonio, è un riconoscimento atteso da anni. Non si tratta solo di principio: significa avere più tempo per controllare lo sfruttamento delle proprie immagini, negoziare licenze, difendersi meglio dagli abusi, contrastare la logica del “tutto gratis” che ha accompagnato l’era digitale.

Ma proprio perché la riforma va nella direzione giusta, è ancora più grave che il legislatore abbia scelto di non affrontare apertamente i nodi più delicati.

Il punto critico: retroattività e regole del gioco

Il testo della legge, di fatto, si limita a sostituire “venti” con “settanta” anni. Niente norme transitorie, niente istruzioni operative, nessuna risposta esplicita alla domanda che tutti si pongono:
la nuova durata vale solo per il futuro o si applica anche alle fotografie già scattate?

Le possibilità, sul piano interpretativo, sono diverse:

  • che la nuova durata valga solo per le foto prodotte dopo l’entrata in vigore;
  • che si estenda anche a quelle ancora entro il vecchio limite dei 20 anni;
  • che incida persino su materiali che si pensava vicini all’ingresso nel pubblico dominio.

Senza una presa di posizione chiara, il rischio è un effetto collaterale devastante: chi deve usare le immagini – editori,

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