«Per me, la fotografia non è solo un’arte visiva, ma qualcosa di più vicino alla poesia, o almeno a una certa poesia, come l’haiku» (Frank Horvat)
Un Dialogo fra millenni
Da venerdì 11 settembre 2026 a domenica 10 gennaio 2027, le monumentali Terme di Caracalla si trasformano nel proscenio di un’interferenza semantica senza precedenti: l’incontro fra la frammentazione istantanea della Leica di Frank Horvat (1928-2020) e la fissità solenne del laterizio severiano. La rassegna, promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma sotto la direzione di Daniela Porro, organizzata da Electa e curata da Nunzio Giustozzi assieme allo Studio Frank Horvat (Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin), si configura come un dialogo fra le settantadue fotografie selezionate ed il sito archeologico e trova nelle maestose rovine romane non uno sfondo, ma un interlocutore vivo e vibrante.
Dalla Leica al fotoritocco
Frank Horvat incarna la figura del flâneur europeo. Nato ad Abbazia (Opatija) e rifugiatosi a Lugano nel 1939 prima di approdare all’Accademia di Brera, Horvat ha assorbito la lezione “cartier-bressoniana” nella Parigi degli anni Cinquanta. L’incontro con Robert Capa e Henri Cartier-Bresson impresse ai suoi scatti quel rigore documentario tipico dell’Agenzia Magnum, che egli seppe traslare con audacia nelle pagine patinate di «Vogue» ed «ELLE». Pioniere della tecnica, Horvat ha attraversato l’evoluzione del mezzo fotografico con una curiosità intellettuale inesausta: dall’uso della Leica 35mm a luce naturale fino alla sperimentazione digitale condotta nel suo ritiro di Boulogne-Billancourt, dove il fotoritocco non era inteso come artificio, ma come prosecuzione della ricerca della “verità dell’immagine”.
Ritratti di donne reali
L’allestimento nelle grandi palestre delle Terme accoglie la rottura epistemologica operata da F. Horvat nel sistema-moda. Abbandonando il controllo dello studio, il fotografo ha proiettato le modelle nel caos urbano,



