C’è un confine invisibile, quasi metafisico, che separa l’individualità dalla connessione umana. E’ in questa terra di mezzo che si muove RAM – Ritratti a Metà, un progetto della fotografa genovese Marcella Marraro che va ben oltre la semplice tecnica fotografica per trasformarsi in una vera e propria indagine filosofica. Attraverso l’accostamento meticoloso di due metà di volti distinti, l’autrice scardina la nostra percezione ordinaria, rivelando una trama fitta di somiglianze fisiche, espressive e caratteriali tra parenti o coppie che normalmente sfuggono a uno sguardo superficiale.
Un’unione simmetrica: oltre il fotomontaggio
Ogni fotografia è il risultato di un processo quasi chirurgico: l’unione simmetrica di due volti legati da vincoli profondi. Che si tratti di parenti, amici intimi o coppie, l’immagine finale è spiazzante. Le due metà si fondono con un’armonia sorprendente, portando alla luce “manifesti visivi” di relazioni e affinità elettive. Non siamo di fronte a una mera ricerca di somiglianze estetiche casuali; il progetto è una discesa nelle dinamiche dell’identità condivisa. E’ un racconto che coinvolge la memoria dei gesti, l’eredità delle espressioni e quegli stati d’animo che, nel tempo, finiscono per riverberarsi da un individuo all’altro.
Il cuore pulsante dell’opera risiede in un momento specifico: la sessione di scatto. Qui, i soggetti non sono modelli passivi, ma protagonisti di un’esperienza partecipata. Guidati con estrema sensibilità, vengono condotti verso una sintonia espressiva quasi simbiotica. Spesso basta un impercettibile accenno di sorriso o una micro-espressione sapientemente sollecitata per facilitare l’incontro visivo tra le due fisionomie. In quell’istante sospeso e carico di tensione emotiva, le due identità si avvicinano fino a sfiorarsi senza mai annullarsi del tutto, mantenendo viva la propria unicità pur nella fusione collettiva.
Dalla galleria alla bottega: un’arte che abita la città
«RAM»,



