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Pasolini. Sguardi d’archivio: l’autore al centro, non il mito

A Roma, a Spazio5, si è inaugurata il 3 novembre la mostra “Pasolini. Sguardi d’archivio”, un percorso essenziale e rigoroso che restituisce il volto di Pier Paolo Pasolini attraverso fotografie, provini e materiali d’epoca. L’apertura, puntuale e partecipata, ha confermato l’interesse del pubblico per un approccio sobrio e documentato alla figura del poeta e regista.

L’allestimento, curato da Identità Fotografiche con Quinta Dimensione APS, privilegia la chiarezza: pareti pulite, pannelli chiari, immagini da negativi originali e schede complete di dati, luoghi e prime pubblicazioni. Nessuna spettacolarizzazione, ma un’attenzione costante alla tracciabilità delle opere, vero filo conduttore della serata.

In mostra gli sguardi di Carlo Riccardi, Marcello Geppetti, Piero Ravagli, Vittorio La Verde, Mario Bucciarelli e Enzo Vitale, fotografi che, senza cercare l’icona, restituiscono la quotidianità di Pasolini nei quartieri romani, nei set cinematografici e nei momenti privati. Ogni scatto è un tassello di memoria, ricontestualizzato con rigore.

Un momento di particolare intensità è stato dedicato alla sezione documentaria sui fatti del 2 novembre 1975, affrontata con misura e precisione. Il pubblico ha risposto con attenzione, ponendo domande mirate su fonti e provenienze, segno di un interesse crescente per la fotografia come strumento critico e non solo evocativo.

La serata si è chiusa con un bilancio positivo: partecipazione ampia, ritmo ordinato e un messaggio chiaro — il nome dell’autore è parte integrante dell’opera. In tempi di immagini replicate e senza firma, “Sguardi d’archivio” ricorda che la memoria visiva è anche responsabilità e metodo.

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