Ci sono giorni in cui la cronaca spezza la normalità e diventa, all’improvviso, Storia. Il 27 dicembre 1985 accadde a Fiumicino: un commando legato all’organizzazione di Abu Nidal aprì il fuoco e lanciò granate tra i passeggeri in partenza, trasformando l’aeroporto di Roma in un teatro di terrore. Fu una delle pagine più buie degli anni Ottanta: 13 vittime e decine di feriti, mentre in contemporanea un attacco colpiva anche Vienna.
In mezzo a quel caos, due sguardi hanno fissato l’indicibile: Elio Vergati e Maurizio Piccirilli. Le loro fotografie non sono soltanto documenti visivi: sono memoria che resiste. Nel fotogiornalismo, infatti, la distanza professionale convive con l’urgenza morale di testimoniare. Un obiettivo non “spiega” il dolore, ma lo rende visibile; e, proprio per questo, costringe una comunità a guardare, capire, ricordare.
A quarant’anni esatti da quella strage, quelle immagini tornano al centro del racconto nel documentario “Fiumicino 1985. Attacco all’aeroporto”, in onda sabato 27 dicembre alle 23.45 su Rai 3. Il film ricostruisce l’attentato attraverso le voci dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime, sostenute da materiali video e fotografici esclusivi: un racconto corale che va oltre la cronaca nera e riapre una domanda collettiva sul prezzo della sicurezza e sulla fragilità della quotidianità.
Prodotto da Giovanni Stabilini e Martino Benvenuti in collaborazione con Rai Documentari, scritto da Luca Lancise e diretto da Simone Manetti, il documentario si muove tra ricostruzione storica e impatto umano, riportando alla luce un episodio a lungo rimasto ai margini del racconto pubblico.
Perché, quando le parole sbiadiscono, restano le immagini. E certe immagini – come quelle di Vergati e Piccirilli – non permettono alla Storia di diventare soltanto passato.
The post Quando le immagini fermano la Storia: i fotoreporter di Fiumicino 1985 appeared first on Agrpress.



