Come tutti i viaggi, la moda di Valentino Garavani è stata un’avventura interiore. Una linea che plana sul paesaggio delle rappresentazioni e resta là, come un’impronta del cuore.
Niente eccessi, no alle eleganze disperate d’arte e di vita, si invece alla bellezza tenuta in piedi dall’ossatura robusta della disciplina. E poi c’è quello che oggi viene definito storytelling e che lui, allergico a qualsiasi forma del brutto, avrebbe amato ancora, com’è giusto, definire letteratura, lo svelamento del carattere fasullo del presente. La memoria, è sempre quella la valle in cui tutto defluisce.
Si è veramente nudi quando qualcuno ci tiene nei suoi occhi. E ancor più si è senza difese quando qualcuno legge ciò che abbiamo scritto: quello è il momento in cui ci tiene nudi sulle sue labbra. Si esiste soprattutto quando qualcuno che ci ama ci tiene sulle sue labbra, parla sempre di noi.
Così sarà per Valentino, che è e sarà nei racconti di Giancarlo Giammetti.
Compagno di lavoro e di vita, Giammetti introdusse Valentino al caotico mondo dei social. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, lo stilista si innamorò subito del web cogliendone le infinite potenzialità. Giammetti è un esperto di fotografia ed è da sempre un fruitore di piattaforme come Instagram. Sappiamo quanto sia stata iconica la moda pensata e realizzata da Garavani, e vediamo ancora oggi quanto ci venga incontro vigorosa di significato e di immagini.
Una moda dal sapore cinematografico, che solo poteva trovare nella Roma di Piazza di Spagna la sua più alta realizzazione. Quella di Valentino era una qualità della visione puramente fotografica e lo dimostra la sua più celebre collezione, tutta bianca e come disegnata a carboncino e fissata fuori fuoco nello spazio della passerella,



