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Viaggiare con lo sguardo. Intervista al fotografo Eolo Perfido

Viaggiare. Da una stella all’altra, attraverso l’acqua e la nube. Ѐ il destino di un fotografo che si fa molecola celeste.

Così viene da pensare quando si incontra Eolo Perfido, fotografo di fama internazionale nato a Cognac, che possiede il viaggio in ogni sua intima fibra e negli occhi dei protagonisti dei suoi ritratti, immagini che fecondano sogni e pensieri. Specializzato in fotografia di ritratto e street photography, è ambasciatore Leica dal 2013. Ѐ  inoltre Direttore di Molichrom, Festival della fotografia nomade. 

Abbiamo incontrato Eolo Perfido presso gli spazi espositivi del Palazzo GIL a Campobasso, dove è in corso fino a Febbraio la Mostra del fotoreporter di guerra Alessio Romenzi “L’ultimo ballo. Vite sospese al tempo della guerra.”

Perché la fotografia è nomade?

Ho scelto l’aggettivo ‘nomade’ perché volevo che ci fosse la possibilità di raccontare qualcosa che è comune a tutti i fotografi, che di nomade hanno lo sguardo. Questa capacità di leggere il mondo con lo sguardo, sia che ci si trovi vicino casa sia che si fotografi nell’altrove più lontano. Lo sguardo è qualcosa che si può riconfigurare e definisce ciò che chiamiamo il punto di vista. Questo è il lavoro del fotografo: osservare.

Quest’anno Molichrom avverte l’esigenza o, meglio, l’urgenza di raccontare i teatri di crisi, i conflitti, le storie di chi a causa delle guerre è costretto a fuggire o a conoscere un tragico destino.

La guerra è tornata purtroppo al centro delle nostre vite. Un conflitto significa per un popolo stravolgere le vite dei singoli, persino e soprattutto nelle piccole cose del quotidiano; significa spesso trasformare le vittime in carnefici, privarle delle radici tanto che molti diventano fuggiaschi, perdono ogni connessione con i territori d’origine e cercano di essere accolti ed integrati altrove.

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