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“Voci da Cuba”

La voce di Anita “Dinamita”, giovane cantante, si diffonde lungo la “23”, una delle arterie principali dell’Avana. Canta da sola, in una normale sera di febbraio, in mezzo alla strada, solitamente percorsa da decine di automobili e ora deserta. Non è un’immagine del 2020, della pandemia, del “tutti a casa”. È un frammento recente: un video pubblicato sul suo profilo Instagram, in cui interpreta una canzone dedicata alla mancanza di petrolio.

È uno dei tanti post che ho visto in questi giorni sui social e che, insieme alle mail e ai messaggi WhatsApp dei miei amici cubani, raccontano la condizione di un popolo messo in ginocchio dall’ulteriore inasprimento dell’embargo, aggravato dal blocco delle petroliere che rifornivano l’isola del combustibile necessario a sostenere l’economia.

Cuba non ha mai avuto le risorse del Primo Mondo. Eppure chi la conosce sa che, fino alla pandemia, grazie al turismo e alle rimesse dei migranti, riusciva a garantire una vita dignitosa alla popolazione. I pilastri del Paese erano una sanità efficiente – capace di sviluppare soluzioni proprie anche in assenza di farmaci – e un sistema educativo che ha mantenuto l’isola tra i Paesi con il più alto tasso di alfabetizzazione.

Dopo il 2020, con il mondo fermo, Cuba è stata tra i primi Paesi a sviluppare un proprio vaccino e a immunizzare gran parte della popolazione. È uscita rapidamente dall’emergenza sanitaria, ma la ripresa economica non è mai arrivata. Il turismo non è tornato ai livelli precedenti e le misure sempre più restrittive dell’embargo, fino al blocco delle petroliere deciso dagli Stati Uniti, hanno aggravato una situazione già fragile. Il presidente Díaz-Canel ha invitato la popolazione ad affrontare questo momento con coscienza e dignità.

In Africa si dice: quando gli elefanti combattono,

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